PROGRAMMA DEL CONCERTO

 

Fosco Maraini sulla Gnosi delle Fanfole

 

Nella poesia, o meglio nel linguaggio metasemantico, proponi dei suoni ed attendi che il tuo patrimonio d’esperienze interiori, magari il tuo subconscio, dia loro significati, valori emotivi, profondità e bellezze.

E’ dunque la parola come musica e scintilla.

Nel linguaggio metasemantico le parole non infilano le cose come frecce, ma le sfiorano come piume, o colpi di brezza, o raggi di sole, dando luogo a molteplici diffrazioni, a richiami armonici, a cromatismi polivalenti, a fenomeni di fecondazione secondaria, a improvvise moltiplicazioni catalitiche nei duomi del pensiero, dei moti più segreti.

La poesia metasemantica va piuttosto recitata o letta ad alta voce, che scorsa cogli occhi in silenzio, come si fa normalmente con i versi tradizionali. E’ legata al suono; al corpo, alla fisiologia, alle passioni della parola. Per questo, anche, va letta con una certa lentezza; correndo si riduce ad un bantù, un tocarico, un burusciaschi insensato.

Bello sarebbe cantarla!

 

 

Massimo Altomare, musicista e ideatore della sonorizzazione delle Fanfole

 

Era il 1998 e questo breve scritto di Fosco Maraini mi convinse a buttarmi nell’impresa di musicare le Fanfole e quindi di cantarle come si augurava l’autore. Il compito era arduo e chiesi aiuto ad un giovane amico, grande musicista e, come me, sempre pronto a giocare (in inglese suonare e giocare si traducono entrambe con to  play).

Il personaggio in questione era Stefano Bollani e s’innamorò immediatamente del progetto.

Ispiratissimi, componemmo molto velocemente i brani per farli sentire a Fosco, che li apprezzò e che da quel momento divenne nostro consulente e sostenitore.

E’ stato presente più di una volta ai concerti della “Gnosi” con Mieko, la moglie, e mi porto ancora nel cuore il suo sguardo divertito e pieno di gratitudine nei nostri confronti, per aver realizzato il suo fanfolesco sogno.

 

 

IL LUOGO NELLE PAROLE DI FOSCO MARAINI

rovaio su 2 pagine + titolo e firma rovaio su 2 pagine + titolo e firma

INFORMAZIONI SUI LUOGHI: http://www.escursioniapuane.com/SDF/MonteRovaio.html

Ringraziamo il sito ESCURSIONI APUANE e Fabio Frigeri, sempre fonte di ispirazione.

Pasquìgliora

Gruppo di case a 982 metri di quota nell’Alpe di Sant’Antonio a cui arriva una sterrata da S.Antonio ed il sentiero 133 dalla stessa località. Qui possedeva una casa Fosco Maraini in posizione panoramica sulla Pania Secca.

Dal Tibet al Giappone, al Karakorum; poi il grande viaggiatore Fosco Maraini approda a Pasquigliora….

Cercavo un bel posto selvaggio. Un giorno dalla Pania intravidi lontano un tetto rosso. Fu difficile rintracciarlo. Il tetto rosso copriva ormai il guscio di una casa abbandonata. Dal luglio 1978, appena posso scappare da Firenze, mi rifugio in questo paradiso.[2]

Pasquigliora e dintorni, oggi, luoghi abbandonati. Una volta, trent’anni fa, mi dicono, più di cento persone abitavano nelle case della zona, sparse qua e là per i pendii, seminascoste dai castagneti e dai faggi, disposte sui colli, abbarbicate su pei greppi rocciosi (come Trescala, con la sua vista che toglie il respiro, sui dirupi della Pania), o nascoste in luoghi orridi e ombrosi (come il Bovaio). C’era anche una bottega – nella casa oggi ridotta un rudere – vicina a Colle Panestra: ci vendevano fiammiferi, sigarette, sale, petrolio, chiodi, arnesi, qualche capo di vestiario, scarpe, le cose essenziali a chi viveva quassù fuori dal mondo. Da quello che mi raccontano i vecchi, le famiglie dovevano essere per gran parte sufficienti a loro stesse gran parte del cibo veniva prodotto sul posto. La castagna aveva un posto importantissimo nella dieta: gli alberi, molti di cui giganti secolari, erano tenuti con la massima cura, il sottobosco non arrivava mai a riprodursi, tra un colosso nerboruto e l’ altro, si stendeva un prato d’erbe rade e foglie misto a foglie secche, sul quale era facile in autunno raccogliere le castagne cadute dove nascevano rigogliosi i funghi. Ancora adesso sopravvivono qua e là delle casette basse munite d’una minuscola finestra, sono i metati nei quali si seccavano le castagne distese su delle cannicciate sopra un fuoco lentissimo e senza fiamme delle radiche dei castagni…….Ancora oggi, in certe condizioni speciali di luce solare, si notano i terrazzamenti che dominano qua e là in montagna, nonostante i contrattacchi del fuoco. Certe scalinate di terrazze riempiono di meraviglia ed ammirazione, quando si consideri la ripidità del terreno, il numero dei gradoni, i luoghi disperati in cui si era andata a trasformare, a creare questa disperata campagna[3].